Iniziamo questo percorso con le parole del nipote Oberto Ameraldi tratte dal libro che ha voluto dedicare allo zio pittore: “Giovane studiosissimo e particolarmente dotato per gli studi classici […] in costanti rapporti epistolari col cugino sacerdote Don Paolo Federici. Quest’ultimo, figlio di Giacomina Guadagnini (1763-1845), di 12 anni più anziano del cugino accademista, è una mente aperta ad ogni vero, un santo servitore di Dio ed una benedizione per i poveri di Esine. […] Don Paolo aiuta moralmente e materialmente il Guadagnini che, oltre alle spese per i suoi studi, deve provvedere anche ai tre nipoti, orfani del fratello Battista, barbaramente ucciso da comuni ladri nel 1848. Le dure necessità economiche, il dover pensare a sé ed ai propri nipoti orfani, pongono al pittore problemi economici che lo costringono a sfruttare le sue capacità artistiche fin dagli anni dell’accademia. Ancora studente cerca e trova commissioni un poco ovunque, in bergamasca ed in Valcamonica. Quanti ritratti, quanti quadretti e quadri ancora nell’età giovanile. La sua preparazione tecnica, la sua passione per la pittura ed il suo grande impegno gli consentono, sin da giovanissimo, di meritarsi la stima dei suoi stessi maestri. Lo Scuri – succeduto al Diotti nell’insegnamento presso l’Accademia Carrara – dovendo affrescare la bella chiesa di S. Alessandro in Milano, vuole con sé il giovane Guadagnini perché sa quanto sia superiore ad ogni altro nelle pitture in cupola, dove le regole prospettiche non tollerano errori sia pur minimi. Per chi volesse una prova della sua abilità nella pittura entro cupola può andare a vedere nel Duomo di Breno, il meraviglioso trionfo dell’Eucarestia. L’ostensorio, sorretto da angeli, tra nubi, sembra librato in volo, completamente staccato dalle pareti, in un alone di luce che rapisce.
Una identica eccellenza nella pittura in cupola la possiamo rilevare nelle splendide «Risurrezioni» dipinte nella chiesa di Passirano e nel Duomo di Rovato.”