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ANTONIO GUADAGNINI
opere e biografia - 1817-1838

Antonio Guadagnini
Con queste pagine vogliamo rendere omaggio ad un artista che a Passirano e in tantissime altre località, ha offerto la sua arte dando emozioni ai nostri padri, a noi e sicuramente in futuro ai nostri nipoti. Ripercorreremo la sua vita e le sue opere grazie all'ausilio delle pubblicazioni a lui dedicate: "Antonio Guadagnini", edito dal Comune di Esine nel 1991 a cura di Giannetto Valzelli - "Il pittore Antonio Guadagnini di Esine" a cura di Oberto Ameraldi, 1979 - "Antonio Guadagnini a Passirano 1877-1883" a cura del GASP, 2015 - "Passirano, appunti di storia locale" di Ottavio Falsina, edito dall'Amministrazione Comunale, 1983 - "Brixia Sacra" - "Fondazione Civiltà Brescia-na" - "Commentari dell'Ateneo" - "Enciclopedia Bresciana" - e altre pubblicazioni.
Le immagini qui riportate sono tratte dalle pubblicazioni citate, da archivi fotografici pubblici e privati e da segnalazioni di amanti dell'arte.
I virgolettati sono tratti da citazioni delle varie pubblicazioni.

Questa stesura non vuole essere un nuovo libro sul Guadagnini, ma semplicemente il riordino dell’elaborazione e ricerca già fatta dagli autori sopra indicati con la semplice aggiunta di notizie e richiami dello stesso periodo sulla situazione a Passirano.


Antonio Guadagnini libro di Oberto Ameraldi
Antonio Guadagnini è nato a Esine il 1 gennaio 1817 da una modesta famiglia. Dopo aver frequentato il ginnasio a Lovere e contemporaneamente la scuola di disegno dell’Accademia di Belle Arti “Tadini” (1830-1836), partecipò con profitto ai corsi di Giuseppe Diotti (1837-1842) e poi di Enrico Scuri, frequentando anche il ciclo di specializzazione in pittura muraria (1845-1848) all’Accademia “Carrara” di Bergamo, cui rimase sempre molto legato, e mantenendosi agli studi con l’esecuzione di piccoli soggetti sacri.


Studio di mano - matita su carta - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di mano - matita su carta - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835 - matita su carta cm. 40x30 - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835 - matita su carta cm. 40x30 - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835 - matita su carta, cm 40x30 - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835 - matita su carta, cm 40x30 - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835, matita su carta - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Studio di testa - 1835, matita su carta - Lovere Accademia di Belle Arti Tadini

Iniziamo questo percorso con le parole del nipote Oberto Ameraldi tratte dal libro che ha voluto dedicare allo zio pittore: "Giovane studiosissimo e particolarmente dotato per gli studi classici [...] in costanti rapporti epistolari col cugino sacerdote Don Paolo Federici.
Quest'ultimo, figlio di Giacomina Guadagnini (1763-1845), di 12 anni più anziano del cugino accademi-sta, è una mente aperta ad ogni vero, un santo servitore di Dio ed una benedizione per i poveri di Esine.
[...] Don Paolo aiuta moralmente e materialmente il Guadagnini che, oltre alle spese per i suoi studi, deve provvedere anche ai tre nipoti, orfani del fratello Battista, barbaramente ucciso da comuni ladri nel 1848. Le dure necessità economiche, il dover pensare a sé ed ai propri nipoti orfani, pongono al pittore proble-mi economici che lo costringono a sfruttare le sue capacità artistiche fin dagli anni dell'accademia. Anco-ra studente cerca e trova commissioni un poco ovunque, in bergamasca ed in Valcamonica. Quanti ritratti, quanti quadretti e quadri ancora nell'età giovanile. La sua preparazione tecnica, la sua passione per la pittura ed il suo grande impegno gli consentono, sin da giovanissimo, di meritarsi la stima dei suoi stessi maestri. Lo Scuri - succeduto al Diotti nell'insegnamento presso l'Accademia Carrara - dovendo affresca-re la bella chiesa di S. Alessandro in Milano, vuole con sé il giovane Guadagnini perché sa quanto sia superiore ad ogni altro nelle pitture in cupola, dove le regole prospettiche non tollerano errori sia pur minimi. Per chi volesse una prova della sua abilità nella pittura entro cupola può andare a vedere nel Duomo di Breno, il meraviglioso trionfo dell'Eucarestia. L'ostensorio, sorretto da angeli, tra nubi, sembra librato in volo, completamente staccato dalle pareti, in un alone di luce che rapisce.
Una identica eccellenza nella pittura in cupola la possiamo rilevare nelle splendide «Risurrezioni» dipinte nella chiesa di Passirano e nel Duomo di Rovato."


Ritratto dell'arciprete G.B. Guadagnini - 1835 - carboncino su carta cm. 62x50 - collezione privata

Ritratto dell'arciprete G.B. Guadagnini - 1835 - carboncino su carta cm. 62x50 - collezione privata

Adorazione dei Magi - 1847 - olio su tela cm. 175x325 - Santuario della Madonna delle Grazie - Ardesio (BG)

Ritratto dell'arciprete G.B. Guadagnini - 1837 ca. - olio su tela cm. 59x47 - collezione privata


Nel 1835, allievo diciottenne della Tadini, riprende a carboncino da un antico dipinto il ritratto del famoso antenato giansenista G.B. Guadagnini. Nel 1837 si iscrive all'Accademia Carrara di Bergamo e riprende a olio su tela il disegno dell’antenato.


Ritratto di ignota - 1837 - olio su cartone cm. 29x22 - collezione privata

Ritratto di ignota - 1837 - olio su cartone cm. 29x22 - collezione privata

La Pietà - 1838 ca. - olio su tela cm. 123x93 - Nadro (BS)

La Pietà - 1838 ca. - olio su tela cm. 123x93 - Nadro (BS)

L'imbarco di S. Paolo a Mileto - 1838 ca. - olio su tela cm. 91x115 - collezione privata

L'imbarco di S. Paolo a Mileto - 1838 ca. - olio su tela cm. 91x115 - collezione privata

Durante il periodo alla Carrara esegue piccoli lavori per mantenersi lontano da casa e per farsi conoscere. In questo periodo, dal 1838 inizia la sua corrispondenza con il cugino Paolo Federici (figlio di Giacomina Guadagnini), erudito sacerdote di Esine, che lo incarica nell'acquisto di libri e pubblicazioni varie, "al quale deve l'incoraggiamento agli studi anche per i generosi aiuti con cui lo sostiene". I primi lavori segnalati sono:
- il paesaggio burrascoso, omaggio al cugino, è probabilmente suggerito da una veduta di Salvator Rosa;
- ancora accademico, ma è l'esordio della sua capacità nel ritratto è l’ignota del 1837;
- primo esordio nel tema sacro, la Pietà ripreso successivamente per la chiesa di Nadro.


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