SALE MARASINO

Centro sulla sponda orientale del lago d’Iseo, a nord-est di Iseo, tra Sulzano e Marone. Nel sec. XIII è Salis, nel XVI è Sali. Dall’etimologia longobarda sarebbe “sala” nel senso di edificio o corte o semplicemente “casa per la residenza padronale nella curtis” o semplicemente come casa di campagna. Tombe romane con corredi sono state rinvenute in località Vigolo. Altri interessanti ritrovamenti si sono susseguiti negli anni 50. Citato nell’estimo visconteo del 1385 fra i comuni appartenenti alla quadra di Iseo, durante il dominio veneto fece parte della stessa quadra. Il comune, che nel 1493 contava 340 anime ed era nominato Marasino con Maspia, all’inizio del ’600 contava 6 fuochi e 60 anime e “si governa(va) unitamente a Sulzano”. Nel 1764  vi erano 409 anime.
Invasioni e traversie economiche portarono tra il V e il VI secolo alla trasformazione del pago romano nelle chiese di S. Maria e S. Zenone.
Sul principio del XV secolo esistevano a Sale, nella “plebes san Zenonis vallis Renovatae” il beneficio ancipresbitale, un beneficio sacerdotale e tre clericali. Nel 1275 compare per la prima volta nei documenti  per l’elezione del vescovo Maggi, un certo Pietro arciprete di Sale Marasino. Dopo 100 anni nel 1374 Bianco di Inzino è arciprete di S. Zenone Valrenovata, delegato dal vescovo generale. Nonostante l’autonomia dei due comuni di Sale e Marasino, “la chiesa della pieve rimane unica parrocchiale per tutto il vasto pievato fino al XV secolo” dice il Guerini. Poi, intorno al XVI secolo, la pieve andò dissolvendosi e i paesi, Zone, Marone, Peschiera, Vello e Sulzano, andarono a costituirsi in comune e parrocchia autonoma.
La prima chiesa documentata nel 1275, aveva orientamento est-ovest come tutte le pievi romaniche aveva l’abside rivolta a Gerusalemme. La chiesa venne sostituita nel XV secolo ruotata di 90 gradi rispetto all’antica. Nel 1754, ultimata la chiesa nuova, la chiesa del ‘400 venne abbattuta all’infuori dell’abside.
La nuova chiesa, a croce greca, si presenta come una festa di colori, mossa da splendide e originali prospettive.
San Zenone è raffigurato in una statuetta di 60 cm. di splendida fattura settecentesca. È raffigurato anche in un ovale al centro della mensa del 3° altare di destra. Ai lati dell’altare policromo, la grande statua di San Zenone di Grazioso Fantoni il giovane (1713-1798) eseguita nel 1753, affianca con quella di S. Giacomo la soasa dei Boscaì a cui è inserita la bella pala di Pompeo Ghitti (Brescia. 1631-1703) raffigurante la Vergine in gloria con i Santi Zenone, Pietro e Paolo, Antonio Abate, san Giacomo e Rocco. San Zenone è anche nella pala del Rosario del cinquecento in sacrestia che la prof. Frisoni ipotizza opera di Orazio Pilati (attivo dal 1581 al 1617). Troviamo anche nella cupoletta elittica del presbitero, San Zenone in gloria di Giovan Francesco Gaggini (1683 – 1768). Domenico Voltolini (1666 -1746) ha dipinto anche “San Zeno esorcizza la figlia del magistrato Gallieno” nella volta della pieve.

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Interno della chiesa

Madonna del Rosario con San Rocco e santi - Orazio Pilati (attivo dal 1581 al 1617)

Madonna del Rosario con San Rocco e santi - Orazio Pilati (attivo dal 1581 al 1617)

> statua di San Zenone di Grazioso Fantoni il giovane (1713-1798) eseguita nel 1753

statua di San Zenone di Grazioso Fantoni il giovane (1713-1798) eseguita nel 1753

Sale Marasino Scultura con San Zenone

Vergine in gloria con i Santi Zenone, Pietro e Paolo, Antonio Abate, san Giacomo e Rocco- Pompeo Ghitti (Brescia. 1631-1703)

Vergine in gloria con i Santi Zenone, Pietro e Paolo, Antonio Abate, san Giacomo e Rocco- Pompeo Ghitti (Brescia. 1631-1703)

San Zenone in gloria di Giovan Francesco Gaggini (1683 – 1768).

San Zenone in gloria di Giovan Francesco Gaggini (1683 – 1768).