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Antonio Guadagnini:

la compostezza accademica e la rappresentazione domestica nella pittura

( a cura di Angelo Giorgi)

Nato a Esine il 1 gennaio 1817 da una modesta famiglia, dopo aver frequentato il ginnasio a Lovere e contemporaneamente la scuola di disegno dell’Accademia di belle arti “Tadini” (1830-1836), partecipò con profitto ai corsi di Giuseppe Diotti (1837-1842) e poi di Enrico Scuri, frequentando anche il ciclo di specializzazione in pittura muraria (1845-1848), all’Accademia “Carrara” di Bergamo, cui rimase sempre molto legato, e mantenendosi agli studi con l’esecuzione di piccoli soggetti sacri.
Le prime committenze di un certo rilievo, mentre continuava la produzione di piccole opere (non solo di soggetto sacro), lo riportarono in Valle Camonica: tra il 1841 e il 1842 dipinse la pala raffigurante la Visitazione di Maria a Elisabetta (olio su tela) per la parrocchiale di Sacca di Esine, con una serena e classica compostezza formale e una sapiente disposizione coloristica; per la parrocchiale di Ossimo Superiore eseguì una Pietà con i santi Gervasio e Protasio; per la chiesa di S. Carlo Borromeo di Esine, nel 1844, portò a termine olio su tela la Madonna del rosario col Bambino (parete sinistra del presbiterio).
Un nuovo ritorno nei luoghi d’origine, dopo una grandiosa produzione nella Bergamasca ad Arzago d’Adda e ad Ardesio (tra il 1845 e il 1848), avvenne in occasione dell’esecuzione dell’affresco della cupola della chiesa parrocchiale di Gianico, raffigurante laVittoria di san Michele arcangelo sugli angeli ribelli, esordio nella pittura murale, e per la “rivisitazione” di altri soggetti già presenti nella chiesa, in cui alla fine della sua carriera dipinse anche laMadonna col Bambino appare ai santi Michele arcangelo, Rocco, Antonio di Padova e Stefano (1895), olio su tela per l’altare maggiore. Nel 1849, realizzò l’affresco raffigurante il Transito di san Giuseppe, nella chiesa parrocchiale di Villa di Lozio, secondo un’iconografia in seguito più volte ripresa (come nella pala ad olio per la parrocchiale di Pisogne, del 1851, che mostra maggior disinvoltura e maestria coloristica, o nell’affresco per la parrocchiale di Malegno, datato 1884), dove ritornò anche nel 1884 per dipingere gli affreschi del catino absidale, della volta del presbiterio e della navata, riprendendo frequentemente composizioni già realizzate. Anche la piccola pala della Sacra famiglia (olio su tela), nella parrocchiale di Pescarzo di Breno, viene assegnata all’opera dell’autore attorno al 1850, vista la vicinanza nella resa delle figure e dei panneggi con lo stile del giovane allievo di Giuseppe Diotti.
Negli intermezzi di grandi realizzazioni - effettuate tra il 1849 e il 1851 e poi tra il 1857 e il 1858 in cui la sua arte viene richiesta anche a Milano, nel territorio bergamasco e a Rovato - si colloca la produzione di alcune opere ad olio di media grandezza e l’esecuzione dell’affresco con l’Adorazione dei Magi (1854) per la parrocchiale di Breno, mosso da un senso maggiormente intimistico rispetto all’analoga grandiosa e accademica tela del santuario di Ardesio (1847). Per la chiesa del “capoluogo” camuno, diciassette anni dopo (1871-1872), eseguì anche i notevoli affreschi all’interno con episodi della vita di Gesù (alcuni ripresi, nel 1875, nella chiesa di S. Lorenzo ad Urago D’Oglio) e profeti, dottori della Chiesa e virtù (lunette della controfacciata, tutta la volta della navata, cupola, lunette del presbiterio e catino absidale); nelle pareti della navata quattro santi in monocromo e nei sottarchi delle nicchie laterali e ai loro frontali angioletti recanti simboli eucaristici, strumenti del martirio e cartigli. Tra il 1896 e il 1897, consegnò anche le quattordici tele della Via Crucis, opera che mostra una certa stanchezza. Ancora all’attività del 1854 appartengono le tele raffiguranti la Madonna col Bambino e le sante Dorotea e Angela Merici, per la cappella dell’istituto delle suore dorotee a Cemmo di Capo di Ponte; Sant’Apollonio converte Faustino e Giovita, per la parrocchiale di Darfo e la Conversione di S. Paolo (replicato anche in un affresco nella chiesa di S. Maria Assunta di Rovato) per la chiesa parrocchiale di Esine (dove aveva eseguito nel 1850 le tele S. Carlo Borromeo in preghiera e S. Luigi Gonzaga in preghiera).
Accanto ad una stagione dedicata alla produzione di opere destinate ad alcune chiese della pianura bresciana (Rovato, Castrezzato, Maderno, Orzinuovi), del Sebino (Sale Marasino, Lovere) e di Bergamo e provincia (Caprino, Villongo, Poscante, Averara, Curnasco) ed alla realizzazione degli affreschi e decorazioni con soggetti patriottici e risorgimentali del palazzo Silvestri a Sovere, nel 1863 Guadagnini salì sulle impalcature per dipingere gli affreschi di S. Maria Assunta, parrocchiale di Cimbergo (volta della navata, sottarco absidale, cupola e controfacciata), con soggetti legati all’intitolazione e secondo un’iconografia in parte già impiegata. A Cogno nella chiesa di S. Filippo Neri, attorno al 1873, dipinse a fresco la Madonna col Bambino e san Filippo Neri in preghiera(altare), l’Immacolata con ai lati S. Carlo Borromeo e S. Rocco(lunetta dell’arco) e la Santissima trinità (volta del presbiterio), e poi, nel 1874, eseguì anche quattro oli su tela con Maria MaddalenaS. GiuseppeS. Luigi GonzagaSant’Antonio abate.
Tra il 1875 e il 1886, continuando a lavorare per alcune chiese nel territorio bergamasco (Castro, Arzago d’Adda, Calcio, Sovere), bresciano (Passirano, Ospitaletto, Irma, Provaglio d’Iseo) e persino mantovano, ritornò periodicamente in Valle per realizzare, tra gli altri, l’affresco con il Martirio di sant’Andrea nella parrocchiale di Malegno (1883); l’interno della cappella dell’Addolorata (detta del lazzaretto) a Borno (1885) e, nella chiesa parrocchiale di Santicolo Corteno, un ciclo di affreschi legati al dedicatario (1886).
Ormai anziano, mentre nel periodo invernale l’artista, stabilitosi ad Arzago d’Adda, lavorava ad alcune tele per la chiesa di Solato di Pian Camuno (1888), Tavernola Bergamasca, Lovere (1891) e Gianico (1895), durante la bella stagione riprendeva la decorazione a fresco, con soggetti che riepilogano i modelli precedenti: nelle parrocchiali di Manerbio, Cividate Camuno (1894 e 1896), Monno (1895), Nadro (1896-1897) e nel santuario della natività di Maria a Govine di Pisogne (1894).   

 

Bibliografia:

AMERALDI O. 1979 Il pittore Antonio Guadagnini da Esine, Esine, [s.e.], 1979

 VALZELLI G. 1991 Antonio Guadagnini, catalogo della mostra, Esine, Comune di Esine – Biblioteca comunale

 

 

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